Ho letto su un muro sporco di Colmar una poesia triste di Baudelaire.
Colava vernice e profumava rancore, mischiava nero e muschio, e raccontava bellezza.
Parlava di sguardi e di tenebre, di abissi e di fughe; di te, di me e della paura di perdersi.
Penso sempre a quanto è ingiusto, sovrastare di senso i nostri piccoli dissensi, di fronte al mondo in fiamme. Di fronte ai droni che inceneriscono piazze, le carceri piene di inermi o alle macerie delle macerie, che senso hanno i nostri dissensi?
Sui canali della Petite Venise scendeva pioggia senza sosta, la vernice sulle facciate a graticcio si scioglieva e neppure un verso di Baudelaire rimaneva davvero.
Dimenticato, nell'inverno.

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