martedì 4 maggio 2021

Epic Ones

Come ogni decennio, vichianamente ciclica, la Bᴇɴᴇᴀᴍᴀᴛᴀ torna a ricordare al mondo sportivo di esistere. Io sono uno di quei tifosi atipici per cui non è che il risultato sia poi così importante, e come dico sempre, mi interessa più il viaggio della meta, il racconto più del conto.
Noi siamo l'Internazionale ma anche l'Irrazionale: la squadra che vince lo scudetto e l'anno dopo rischia di sparire, la squadra che riabilita gli epurati dal potere gobbo e lo squarcia epicamente, la società con il record di tifosi allo stadio che vince nell'anno in cui i tifosi allo stadio non entrano. Siamo la squadra dei paradossi, ed è per questo che siamo i più belli, i più romantici, i più surreali di tutti.

Questo scudetto è stato da taluni intitolato a Conte, un condottiero furente ma del tutto estraneo alla storia nerazzurra nella sua continuità vincente. Altri lo hanno intitolato alla dirigenza, molti tifosi hanno visto nel gigante buono Lukaku il simbolo di questa cavalcata trionfale, alcuni hanno individuato nell'impenetrabilità della difesa il punto di forza.
Personalmente credo invece che il segreto di questo titolo risieda in realtà nel collettivo che così bene ha funzionato ad ogni livello, e per questo indicherò un mio personale simbolo della vittoria in un personaggio atipico.

Sì, per me è Epic Brozovic l'uomo che meglio di tutti rappresenta l'interismo di oggi.
Arrivato da ragazzino, sul filo della cessione per 4 denari più volte, ha praticamente trascorso tutta la carriera in nerazzurro beccandosi tutte le possibili offese dai tifosi, vivendo tutti i drammi e le sconfitte.
Sgangherato e sublime, in continua oscillazione tra la svagatezza e il furore agonistico, Brozovic è il centrocampista che non aveva collocazione perché troppo disordinato, troppo anarchico.
Poi, un giorno, il "dirimpettaio della follia" (cit. Sabatini), Luciano Spalletti, trasforma il Bakunin nerazzurro nell'uomo d'ordine che fa girare la squadra, quello che governa il mondo meneghino, quello da cui passa ogni respiro.
La trasmigrazione di Brozovic da busker di strada a pifferaio magico è il segreto della scalata verso la felicità di questa squadra.
Ennesimo stupendo paradosso: lo slavo eternamente svolazzante diventa all'improvviso pendolo di Foucault.
Vuoi capire se chi hai di fronte capisce di calcio? facilissimo, chiedigli cosa pensa di Brozovic.
I numeri parlano sempre chiaro:
1° in serie A per km percorsi
2° per numero di passaggi
127 recuperi di palla
4° per passaggi decisivi riusciti.
Brozovic lo smilzo, generatore bulimico di ripartenze, l'uomo che si arrabbia e rincorre, si lamenta e ricostruisce. 
Il truzzo istintivo e scapestrato che diventa pensatore determinista.
Grazie a personaggi controversi come Marcelo, siamo una gemma di poesia in uno sport malato di cinismo.

Tranquilli: torneremo ad avere problemi finanziari, ad arrivare quinti, e ad acquistare un Pancev o un Caio Ribeiro, un Avioncito Rambert o un Gresko, prima o poi.
Ma adesso tocca a noi: è il momento della 𝐟𝐨𝐥𝐥𝐢𝐚 𝐚𝐥 𝐩𝐨𝐭𝐞𝐫𝐞.

venerdì 11 dicembre 2020

Pablito

Quando Pablito segnava ero troppo piccolo per capirlo, ma adesso lo capisco e so spiegarlo perché è così importante nel nostro immaginario. 
Lui non aveva il pibe de oro come il Diez, né il fisico dirompente dei roboCr7 di oggi. Non era alto né tecnico, né potente né veloce. Era semplicemente normale, e la sua è stata l'epica di un tipetto normale che ha trasformato pari pari in realtà il sogno impossibile di ogni bambino mingherlino.

Lui e quella bella storia della pipa di Bearzot, dei baffoni del vecchio Causio e del finto adolescente Bergomi, della testa alta di Antognoni e dell'esempio austero di Scirea. Dell'urlo di Tardelli, che per noi è un quadro che vale di più dell'Urlo di Munch. La storia di un presidente popolare (non populista) come Pertini che folleggia sugli spalti, delle partite a carte sull'aereo e di un paese che si godeva il boom economico.
Il signor Rossi da Prato è stato l'eroe normale, anche con i suoi errori da tipico italiano, di un mondo che è scomparso e che rimpiangiamo in una maniera insostenibile in questo tempo così disperante ed esasperante, che ci priva di tutto, anche delle partitelle dove ogni mingherlino poteva giocare a fare il Pablito di turno.
Ciao, hombre del Mundial.

domenica 12 aprile 2020

Covidays

La formalità degli auguri non mi appartiene particolarmente. Non sono un ottimista fiducioso che rassicuri vacuamente il prossimo con un "andrà tutto bene". Non riesco neppure ad avere speranze fini a se stesse, se non rigidamente supportate da dati convincenti.
Eppure...qualcosa di positivo posso dirlo lo stesso. Vorrei dire che questa minaccia invisibile ha scavato dentro di noi lasciando emergere sicurezze nuove. Di fronte ad una minaccia spettrale e meschina, il calore della casa e del proprio nucleo ristretto di amori, il tempo trascorso anche solo a guardarsi annoiati su un divano é tornato ad essere una certezza
portante dell'esistenza. Ci siamo d'improvviso resi conto di quanto il vortice di appuntamenti, impegni, affari, situazioni dettate dalla dominazione dispotica del lavoro sulle nostre vite fosse precario. Torneremo a essere distratti, costretti e distrutti dagli impegni, ma forse rimarrà in noi per qualche tempo un sentimento di pienezza e di appartenenza che ci sosterrà nei duri tempi che si prospettano.
Vedremo tutto ciò che è digitale come un po' meno freddo e ricorderemo che questi servizi troppo moderni e lontani ci hanno invece tenuti uniti e vicini, e anche un piccolo piacere consegnato a domicilio è un grande sollievo non scontato.
Ritorneremo forse a restituire dignità e onore a tutte le attività di sostegno al prossimo, smetteremo di insudiciare la bontà chiamandola stupidamente buonismo, e forse ci convinceremo finalmente che investire nella ricerca e nella conoscenza alla lunga è non solo più utile ed etico, ma anche finanziariamente più proficuo che tagliare i servizi.
In politica, avremo forse qualche prova in più del fatto che gli "uomini forti" che basano la loro forza sulla demagogia e il populismo, nel momento in cui si devono prendere decisioni impopolari non sono così forti: sono invece di una debolezza assoluta (vedasi i disastri di Trump e Johnson).
Ci convinceremo finalmente che per decidere servono informazioni e conoscenze e competenze che non possono essere tutte immediatamente chiare alle vaste platee. Competenze che i politici non possono avere: devono andare a prenderle in prestito dove quelle conoscenze ci sono, umilmente. Saper chiedere, ascoltare e tradurre in pratica dovrà diventare un nuovo e fondamentale criterio di selezione della classe dirigente del paese.
Ci dovremo fidare di più e non discutere sempre tutto e tutti senza averne le skills e le informazioni.
Saremo costretti, a fidarci di più. Del vicino di cassa al supermarket, del dirimpettaio di scrivania, del corriere che porta le scatole e del runner che porta la pizza. Saremo costretti a fidarci per tornare a vivere in comunità, sapendo che dentro ognuno di noi può nascondersi un untore involontario. Dovremo tornare a praticare umanità e perdono in dosi massicce: perché siamo stati divisi abbastanza, e c'è bisogno adesso di abbracciarci di nuovo, uniti in una speranza di ripresa che non è né individuale né locale, né nazionale né continentale. È solo umana. 

domenica 2 febbraio 2020

Carneade, chi era costui?

Carneade, chi era costui? 
Assurto agli onori della fama qualche secolo dopo la sua scomparsa, e solo per una boutade di Manzoni, questo filosofo greco deve la sua popolarità, fantozzianamente, all'assimilazione che viene fatta tra il suo nome e la simbologia del "perfetto sconosciuto". Eppure, questo signor nessuno della storia del pensiero umano, dopo tanti anni di meditazione, io lo trovo tra quelli che più mi convincono nella loro riflessione. 
Incredibile, no?
Carneade è uno dei capofila della corrente degli scettici, uno che secoli e secoli e secoli fa aveva compreso quanto saggio sia sospendere il giudizio allorché non si hanno certezze da trasformare in verità. E a ben vedere, non le si hanno quasi mai (esattamente il contrario di quello che fanno oggi milioni di leoni da tastiera). 
Aveva ragione lui: se non si hanno certezze, meglio attenersi al verosimile e al probabile (da cui la corrente del probabilismo di cui viene segnalato come guru fondatore).
Sospendere il giudizio significa non voler imporre la propria, pur fallibile, idea agli altri. 
Niente ideologie autoritarie dunque, niente guerre di religione, niente fondamentalismi, rispetto per le libertà e il libero arbitrio, democrazia. Il mondo di Carneade è inevitabilmente un mondo di pace e di rispetto. Di cinica serenità. Il contrario del mondo di oggi, dove frotte di invasati ucciderebbero pur di difendere la propria balzana opinione, salvo poi cambiare opinione 10 giorni dopo. 


Insomma, Carneade, chi era costui? Semplice: uno che abbiamo sbagliato a snobbare, a nostre spese. 

sabato 3 agosto 2019

Errori fatali

Gli incendi nella regione del mar Glaciale Artico hanno prodotto ad oggi (e non sono ancora spenti) 50 milioni di tonnellate di CO2, una quantità equivalente alle emissioni prodotte dalla Svezia in un anno. Putin ha capito di dover intervenire dopo un tempo interminabile, lui così solerte invece a far arrestare ragazzine 17enni che leggono la costituzione davanti alla polizia.
Quando le tanto vituperate élite intellettuali criticano l'incompetenza di questi nuovi barbari sovranisti al potere, molti si indignano. Li chiamano radical chic. Però gli scienziati vi potrebbero spiegare che questa sciagura lascerà tanti e tali danni permanenti al nostro ecosistema che un giorno tutti, ma proprio tutti malediremo il giorno in cui i Putin, i Trump, i Bolsonaro sono saliti al potere con la scusa modaiola dell'anti-politically correct.
Ci (vi) liberano da tutti gli impegni morali: il loro è un immenso chissenefrega verso tutti i buoni propositi del progresso, dalla lotta per preservare l'ambiente, a quella di fare del bene al prossimo, a quella di saldare i debiti e tenere i conti in ordine per un futuro sostenibile, a quella del rispetto di tutte le minoranze e di tutte le libertà.

Rendere questo pianeta migliore per tutti, abitarlo con piacere e fiducia ed esaltarne la bellezza è un lavoro duro, durissimo, che richiede il massimo impegno di tutti, insieme. Curare soltanto i problemi interni ai propri confini, inseguendo un falso ordine e la cronaca spicciola, ci porterà al disastro.

mercoledì 1 maggio 2019

Salerno, sixoclock

Salerno, sixoclock A.M.
Infinitesimo ascolto di "green gloves" mentre percorro un lungomare d'emozioni, miscelatore impazzito di pace & inquietudine.
Un fight club di piccioni mi distrae dagli schizzi di onde infrante sul frangiflutti del litorale, e della vita. 
Sulla banchina deserta, un folle fratello di versi ha appeso un volantino con una poesia su Majakovskij. È un docile risveglio, una solitudine smorzata, un' eco nel silenzio. 
Le bellezze improvvise elevano l'esistenza ad esperienza mistica.

domenica 9 settembre 2018

Press play on tape

Ci sono giorni in cui le ciance sul meteo troppo variabile degli anziani davanti al Bar Moderno sembrano racconti di Carver. Giorni in cui il vento soffia e ti sembra ci sia un concerto di archi all’angolo del bistrot, e il telaio che batte incessante sembra un ritmo tribale di world music fatta con Garageband. Sì, ci sono quei giorni, in cui tutto sembra musicale. Anche la pochezza ciarliera degli umarell che disquisiscono, a cappella, di metalmeccanica applicata sembra un folk rivisitato. L’inconsistenza delle soluzioni macroeconomiche del macellaio che le intervalla con sciabolate in levare su un ex tacchino sembrano un hip hop di protesta. E Tutto sembra ormai sottofondo musicale, anche l’odio e l’acredine e la grettezza, anche il sopruso, l’indifferenza, la tristezza.
Perchè viviamo in una cella mobile sonorizzata dentro e insonorizzata verso il fuori, distratti da tutto e attratti da nulla, in un brusio informe che ci condanna all’incomprensione.
Pause II