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domenica 2 febbraio 2020

Carneade, chi era costui?

Carneade, chi era costui? 
Assurto agli onori della fama qualche secolo dopo la sua scomparsa, e solo per una boutade di Manzoni, questo filosofo greco deve la sua popolarità, fantozzianamente, all'assimilazione che viene fatta tra il suo nome e la simbologia del "perfetto sconosciuto". Eppure, questo signor nessuno della storia del pensiero umano, dopo tanti anni di meditazione, io lo trovo tra quelli che più mi convincono nella loro riflessione. 
Incredibile, no?
Carneade è uno dei capofila della corrente degli scettici, uno che secoli e secoli e secoli fa aveva compreso quanto saggio sia sospendere il giudizio allorché non si hanno certezze da trasformare in verità. E a ben vedere, non le si hanno quasi mai (esattamente il contrario di quello che fanno oggi milioni di leoni da tastiera). 
Aveva ragione lui: se non si hanno certezze, meglio attenersi al verosimile e al probabile (da cui la corrente del probabilismo di cui viene segnalato come guru fondatore).
Sospendere il giudizio significa non voler imporre la propria, pur fallibile, idea agli altri. 
Niente ideologie autoritarie dunque, niente guerre di religione, niente fondamentalismi, rispetto per le libertà e il libero arbitrio, democrazia. Il mondo di Carneade è inevitabilmente un mondo di pace e di rispetto. Di cinica serenità. Il contrario del mondo di oggi, dove frotte di invasati ucciderebbero pur di difendere la propria balzana opinione, salvo poi cambiare opinione 10 giorni dopo. 


Insomma, Carneade, chi era costui? Semplice: uno che abbiamo sbagliato a snobbare, a nostre spese. 

domenica 10 luglio 2016

La formula che mondi possa aprirti

Ci sono due parole che ho sempre ritenuto essere alla base dell'unica possibilità che il genere umano ha di trovare un minimo di equilibrio, di pace, di serenità: comprensione e immedesimazione. 
Non si può né comprendere né immedesimarsi senza un'innata sensibilità verso il prossimo, né c'è possibilità di riuscire davvero a capirsi senza studio e approfondimento. 
Credo che questo pericolosissimo populismo che sta avanzando in questi tempi odiosi abbia nelle fondamenta proprio l'oblio di questi due termini: comprensione e immedesimazione.
Non c'è più voglia di capire, di studiare, di immaginare ciò che prova, vive, affligge l'altro: da qui nasce questo cinismo imperante, grezzo, misero, folle. In troppi vivono ormai accartocciati su se stessi, aggrovigliati dentro le proprie piccole insignificanti facezie quotidiane.
Ci sono state altre crisi economiche nei secoli scorsi e altrettanto borioso si è presentato questo sentimento di indifferenza verso le sorti altrui. Ha prodotto ciò che sappiamo, innominabile catacomba di qualsiasi morale.
Vorrei tanto che la mia "formula che mondi possa aprirti" fosse universalmente recepita, anche se so essere impossibile: perché comprendere non significa appiattirsi su altre culture, immedesimarsi non significa annichilire la proprie identità.
Vorrei che fossimo nuovamente spinti a conoscerci, perché la conoscenza porta con sé rispetto e una possibilità di convivenza serena, equilibrata.

domenica 13 ottobre 2013

Immedesimazioni

Il primo tra i valori, la prima capacità che vorrò tramandare a mio figlio sarà questa: la capacità di immedesimarsi, di introiettare in sé sofferenze e gioie degli altri, i sogni e le esigenze, le ispirazioni e le disperazioni.

Questa capacità ce l'ha rubata la modernità, con la sua velocità tritatutto, con i suoi stress e le sue precarietà. L'homo sapiens sapiens è totalmente ripiegato su se stesso: la competitività economica, professionale, culturale ad ogni livello lo ha costretto ad una posizione costante di difesa da tutto e da tutti, ad uno stato di guerra permanente.

Questo egocentrismo universalizzato è fonte di impoverimento, perché l'incapacità di immedesimazione diviene incapacità di confronto, dunque di apprendimento, dunque di arricchimento personale.
Non riuscire più ad immedesimarci nell'altro ci aliena l'abilità di discernimento, di giudizio, trattenendoci prigionieri di paradigmi cognitivi limitati, usurati, superati.
L'opinione pubblica è divenuta un insopportabile ed inconcludente brusio di egoismi assortiti: gli imprenditori parlano di abbassare le tasse e di banche che non prestano loro soldi; gli operai sognano abbassamenti di tasse al lavoro dipendente; al sud si chiedono fondi per il sud, al nord si chiede di non dare più fondi al sud. Ogni categoria guarda a se stessa, nessuno chiede e riconosce diritti se non per se stesso.

Riscontriamo questo atteggiamento che è difficile definire altrimenti che non "meschino" nelle posizioni di una grande fetta di popolazione anche su due temi importanti della cronaca odierna: quello degli sbarchi di Lampedusa (e le tragedie che ci hanno colpito in questi giorni)  e quello sull'amnistia nelle carceri.
Tecnicamente, e anche politicamente, sono comprensibili anche le posizioni di chi vorrebbe far prevalere la legalità e la sicurezza, però la maggioranza della popolazione italiana ragiona ormai in termini di nemesi nei confronti di chiunque: il carcerato è un nemico da tenere dentro, l'extracomunitario un nemico da non far entrare.
Per quanto riguarda l'indulto, l'argomento alternativo, quando si va oltre l'atteggiamento puramente punitivo nei confronti del detenuto, è quello classico su Berlusconi (se l'indulto cioè copra o non copra anche i suoi misfatti) che di fatto ossessivamente e volgarmente ormai occupa qualsiasi possibilità di discussione in Italia. Sull'onda emotiva di questa rabbia, di questa paura si dimenticano completamente argomenti reali, concreti.
In primis, il nostro paese ha subito condanne dalla Corte per i diritti umani di Strasburgo per "trattamento inumano e degradante". Si tratta di esborsi economici non indifferenti, peraltro, e si è recentemente appreso che alla medesima corte europea sono in attesa di giudizio ulteriori 550 casi, che potrebbero causare un ulteriore, gravosissimo danno economico, senza contare l'ennesima figura da paese occidentale di serie B che anno dopo anno ci stiamo guadagnando sul fronte dei diritti.
L'Italiam inoltre, figura ultima in Ue nella classifica riguardante la qualità nella gestione dei penitenziari. Il tasso di sovraffollamento delle prigioni nel nostro Paese è del 142,5%: ciò significa che ci sono oltre 140 detenuti ogni 100 posti letto: la media europea è del 99,6%.

Non ci sono, inutile illudersi, soluzioni istantanee a problemi così profondi, però è avvilente ascoltare le opinioni, per strada, nei bar, sui social network, di cittadini la cui unica curiosità è legata soltanto al vantaggio o allo svantaggio che personalmente possono trarre da une determinata situazione, o dalla gravosità erariale di un determinato provvedimento del governo.
Dalla destra razzista che incita al respingimento violento dei barconi fino alle posizioni ad orizzonte limitato dei pentastellati interessati unicamente a ricercare minuziosamente cavilli per attribuire in maniera generalizzata colpe alle classi dirigenti al potere, ascoltiamo soltanto argomenti di basso profilo, senza ideali, senza fantasia, senza "weltanschauung".

E pur non volendo, ecco che ci si ritrova ancora a tirare in ballo il Cavaliere di Arcore, perché questa è, in definitiva, la devastante conseguenza del ventennio berlusconiano: l'aver elevato l'opportunismo a pensiero unico.