domenica 10 luglio 2016

La formula che mondi possa aprirti

Ci sono due parole che ho sempre ritenuto essere alla base dell'unica possibilità che il genere umano ha di trovare un minimo di equilibrio, di pace, di serenità: comprensione e immedesimazione. 
Non si può né comprendere né immedesimarsi senza un'innata sensibilità verso il prossimo, né c'è possibilità di riuscire davvero a capirsi senza studio e approfondimento. 
Credo che questo pericolosissimo populismo che sta avanzando in questi tempi odiosi abbia nelle fondamenta proprio l'oblio di questi due termini: comprensione e immedesimazione.
Non c'è più voglia di capire, di studiare, di immaginare ciò che prova, vive, affligge l'altro: da qui nasce questo cinismo imperante, grezzo, misero, folle. In troppi vivono ormai accartocciati su se stessi, aggrovigliati dentro le proprie piccole insignificanti facezie quotidiane.
Ci sono state altre crisi economiche nei secoli scorsi e altrettanto borioso si è presentato questo sentimento di indifferenza verso le sorti altrui. Ha prodotto ciò che sappiamo, innominabile catacomba di qualsiasi morale.
Vorrei tanto che la mia "formula che mondi possa aprirti" fosse universalmente recepita, anche se so essere impossibile: perché comprendere non significa appiattirsi su altre culture, immedesimarsi non significa annichilire la proprie identità.
Vorrei che fossimo nuovamente spinti a conoscerci, perché la conoscenza porta con sé rispetto e una possibilità di convivenza serena, equilibrata.

domenica 3 luglio 2016

Speranza di naufragi


In una notte quasi boreale

dolci squarci nella vela


accennano alba tra i marosi.

Alibi

Viviamo in un' epoca in cui i produttori seriali di alibi accatastano denari e idolatria più di chi prova a regalare un sogno o un'emozione.
Forse perché la dittatura globale dell'intrattenimento ha creato orde di sognatori arditi delusi dalla (propria) vita, voluttuosi traditi dalla triste ripetitività del reale che cercano adesso qualsiasi capro espiatorio per incolpare chiunque (ma non se stessi) della propria ordinarietà.
Forse perché le retoriche sui sogni, sui successi, sulla fama, sull'ambizione-a-ogni-costo hanno tradotto la normalità in banalità.
Forse perché i social network stanno trasformando la democrazia digitale in un impero globale della sciocchezza, e anziché liberare sacrosante rivendicazioni si sono trasformati in megafono dell'ignoranza.
Proprio in questo contesto di annichilimento del ragionamento, del sapere, dello studio, si inseriscono questi distributori seriali di paure, di colpe facili, di interessi immediati. I populisti rilasciano alibi per tutti e in quantità industriali: hai perso il lavoro? non è perché non conosci neppure la tabellina del 9 e i congiuntivi pensi siano liste di nozze online, no no, è per colpa dell'immigrazione, della globalizzazione, dell'Europa, dell'Euro, del PD, degli intellettuali di sinistra e dei film di Kieslowksi.
Tanti, troppi uomini cercano il solletico facile del "politically uncorrect", si lasciano vincere dalla frustrazione e si incamminano, mani sugli occhi, verso una cinismo devastante e mortifero.
Anni di sensibilizzazioni, di lotte, di insegnamenti nelle scuole, di elevazione culturale, di battaglie civili diventano insignificante brusio. Ogni ideale, ogni sentimentale slancio di solidarietà, di pace diviene oggetto di dileggio & disprezzo nell'agorà virtuale dei populisti: vale solo la difesa del proprio orticello, piccolo piccolo, sempre più piccolo, sempre più cupo.
Ed io ho paura di questo progresso che nasconde (neppure troppo) i sintomi del regresso.