mercoledì 26 aprile 2017

Lo sciovinismo ai tempi di google

Le ultime vicende elettorali nei paesi più influenti sullo scacchiere geopolitico mondiale hanno presentato spesso un confronto tra forze liberal-democratiche e movimenti pseudo-nazionalisti.
La storia dimostra che non esistono idee vincenti, o ideologie aprioristicamente malsane, escludendo gli estremismi ovviamente, tuttavia per molti anni è sembrato che il liberalismo democratico fosse l'approdo più naturale per molti sistemi politici occidentali. Oggi però questo approdo sembra lontano dall'essere raggiunto, a causa di vistose crepe che una classe dirigente troppo autoreferenziale non ha saputo intravvedere.
Il liberalismo non è liberale però quando le diseguaglianze, dovute alla polarizzazione della ricchezza, escludono larghe fette di popolazione dalla possibilità di auto-affermazione.
La tanto sbandierata meritocrazia, una delle basi fondanti della democrazia liberale, senza un'uguaglianza dei punti di partenza è del tutto arbitraria in quanto limitata, dunque è insito in un liberalismo moderno, compiuto, auto-evoluto un certo affrancamento dal liberismo economico.
Trascurare politiche di riequilibrio, di giustizia sociale, come molti governi recenti anche di centro-sinistra hanno fatto in diversi paesi europei, a scapito di una pur necessaria tutela degli attori economici principali, ovvero le aziende (industrie o banche esse fossero), ha fatto sì che si inasprisse il risentimento di vaste fasce di popolazione verso la politica, scatenando una rincorsa ad un voto irrazionale, asincrono rispetto alle reali necessità di questa nostra società contemporanea.
Questa disattenzione a forme di tutela, specie delle nuove generazioni, ha lasciato campo aperto a movimenti populisti, a demagoghi, a demiurghi della disonestà intellettuale, che hanno avuto come cassa di risonanza principale il web.
Cosa può essere, a cosa può portare lo sciovinismo, il sovranismo ululato dai novelli nazionalisti, in un tempo in cui ogni risposta, ogni acquisto, ogni viaggio può essere tradotto in realtà in 5 minuti digitando una parola su uno smartphone?
Questo movimento, questa deriva, questa aspirazione può davvero essere altro che una mera ricerca di consenso fine a se stessa? No, come dimostrano i pessimi risultati, le strategie tutt'altro che popolari adottate da Trump negli Stati Uniti (vedasi il suo tentativo di riforma fiscale), ma anche la dipartita di Farage dopo la Brexit, o l'inesistenza di un programma compiuto e credibile del M5S in italia dopo ormai anni di presenza sulla scena politica.
Il tempo scorre inesorabilmente verso un globalismo dei consumi, delle passioni, delle curiosità, della circolazione e fruizione della bellezza e dell'intrattenimento. 
Occorre però ascoltare le istanze che i cittadini riversano in questo voto irrazionale, istintivo, rielaborarle e trasformarle in provvedimenti reali, incisivi, concreti su temi quali tutela delle fasce più deboli, sicurezza, organizzazione intelligente e articolata dei flussi migratori.
Se questa classe dirigente non è all'altezza del compito, l'obiettivo non è annientare i valori e le istituzioni su cui si è poggiato il progresso dell'umanità negli ultimi decenni, ma migliorare la selezione, e forse la formazione di questa classe dirigente. Solo così potremo escludere pericolosi tuffi in un passato che mai come in questi giorni fingiamo di dimenticare quanto sia stato pericoloso. 

sabato 4 marzo 2017

Strepiteranno le sere


...e fare caso a quando siamo felici, dicono Le luci. Conservare occhi limpidi come cieli di Carelia, per acchiappare quegli attimi, ibernarli, eternizzarli.
Strepiteranno le sere di una bellezza violacea, e ne faremo un romanzo e un dipinto, insieme noi 3, in silenzio in riv'al mondo.

domenica 29 gennaio 2017

L'amore e la violenza - Baustelle

"L'amore e la violenza" è il nuovo, attesissimo album dei Baustelle.
Si tratta di un album spiazzante, apparentemente contraddittorio se valutato all'interno del percorso artistico del gruppo di Montepulciano.
Dopo un'escalation di complessità culminata nel bellissimo, radicale, sinfonico "Fantasma", l'impressione è quella di un tentativo di ritorno alle origini, a una forma canzone più semplice e diretta.
Uno degli aspetti che caratterizzano da sempre la scrittura di Bianconi è la capacità di tradurre in versi una weltanschauung in cui si intersecano alto e basso, raffinatezza e tetra ossessione, poesia e bieca pulsione. Proprio in questo ritorno al saliscendi narrativo tipico degli album degli esordi è da riscontrare la coerenza artistica di questo lavoro, il richiamo ai temi dell'adolescenza, il citazionismo a volte sopraffino a volte ironicamente naif ( cfr. l'intro "Sandokan" di "Basso e batteria").
Punti deboli e punti di forza: se sono da apprezzare le novità strumentali, gli inevitabili aggiornamenti synth apprezzati in "Amanda Lear", sono forse un po' più deboli i tentativi di sintesi esistenziale di alcuni brani ("La vita", "Lepidoptera"), interessanti più per le scelte melodiche che per lo sviluppo concettuale dei testi.
Rimane viva in definitiva l'appagante vertigine di confrontarsi con brani che affrontano temi sconosciuti e inaccessibili alla quasi totalità della produzione musicale contemporanea, forse per questo non ci si può perdere troppo nelle critiche a un gruppo che riesce a miscelare Foster Wallace o Houellebecq in un contesto storico, e artistico, schiavo della dittatura nullificante (estetica anestetica) dei social media (anche questo, peraltro, tema ricorrente dell'album).

lunedì 16 gennaio 2017

La musica che resta

Cosa rimane di noi?
Cosa rimarrà della nostra presenza, del nostro brusìo, del nostro sciame d'ardimenti quotidiani?
Sussurri sfioriti o echi lontani, lasciamo tutti tracce di musica alle nostre spalle e le lasciamo danzare lungamente sulle palpebre di pochi o tanti destini che abbiamo incrociato.
Qualcuno, talvolta, si ritmerà di noi, qualcuno scorderà l'intonazione dei nostri monologhi, qualcuno ancora lamenterà l'assenza del downtempo che davamo ai suoi giorni.

Ricordami, amore, come una musica discreta, velata, segreta, una musica sincera, stremata, obsoleta.
Io sono la Tua musica: un' arpa su un riff rock, il respiro in un beatbox.

domenica 23 ottobre 2016

Soliloquio referendario

Ho un passato di breve militanza nei Radicali, dunque nel rispetto della tradizione referendaria nemmeno questa volta mi sottrarrò al diritto/dovere del voto, seppure questa sia stata (e continua ad essere) una campagna impareggiabilmente insopportabile.
La mia riflessione sulla riforma è stata quanto mai sofferta, e come ogni riflessione sofferta è anche molto articolata.
Non ho ancora deciso cosa voterò: i temi su cui mi sono soffermato in questo lungo cammino di informazione e di meditazione sono variegati, tanto da lasciarmi in bilico fino all'ultimo giorno.
  1. Ho paura dei populismi.
    La Riforma Renzi/Boschi mira ad agevolare l'iter decisionale, a renderlo più efficiente e meno schiavo dei ricatti degli egoismi parlamentari. Condivido appieno questa impostazione. Il potere esecutivo negli anni è divenuto l'unico vero attore legiferante nel nostro paese (circa l'80% delle leggi approvate), dunque occorre metterlo in condizione di poter agire velocemente ed efficacemente, allontanandolo da quel territorio insidioso del continui compromessi al ribasso con piccole forze personalistiche, territoriali, estemporanee che finiscono sempre per trasformare buone idee in leggi mediocri.
    Il grande problema italiano è l'eccessiva frammentazione del panorama politico/partitico, frutto spesso di interessi più particolari che complessivi.
    A fare da contraltare a questa sacrosanta esigenza c'è però il rischio di dare troppo potere a movimenti tanto immaturi quanto pericolosi. Viviamo un'epoca di terribili populismi, una recrudescenza di pulsioni xenofobe, nazionalistiche, che già hanno dimostrato la loro pericolosità più e più volte nella storia. Ovunque, dalle piazze alla rete, si registra un cinismo, una rabbia e una disumanità troppo troppo funeste: per questo temo che in questo momento storico concedere troppi poteri ad un singolo partito/movimento possa essere controproducente.
  2. Qui ci colleghiamo al problema della legge elettorale: come da più parti segnalato, la riforma non è costituzionalmente legata alla legge elettorale, ma lo è nei risultati che andrà a produrre: per questo, in virtù di quanto segnalato al punto 1, riterrei essenziale chiarire in quale direzione si va da parte del partito di maggioranza relativa. Il tema delle preferenze è un aspetto secondario, lo è stato fino ad oggi, ma se la volontà è quella di migliorare il rapporto tra cittadini e istituzioni, occorrerebbe almeno mettere mano a quella parte dell'Italicum.
  3. Questa atavica instabilità e precarietà delle maggioranze parlamentari porta, inesorabilmente, i governi (ad eccezione di quelli tecnici, per ovvi motivi) ad aumentare la spesa pubblica nel tentativo di allargare o cementare il proprio consenso popolare. L'Italia è un paese in campagna elettorale perenne.
    Il tentativo di dare maggiore forza e continuità ai governi si tradurrebbe, molto probabilmente, in qualche anno di maggiore sobrietà nelle politiche economiche, e dunque in probabili, sospirate riduzioni del debito pubblico. Non è un'equazione automatica, ma è altamente probabile che questo possa avvenire, almeno nei primi anni di attività dei governi in carica.
  4. I risparmi che la Riforma produrrebbe sono discreti e condivisibili: 500 milioni (nelle previsioni più ottimistiche) su un bilancio statale di 800 miliardi non sono tali però da giustificare una riforma costituzionale. Lo è la necessità, impellente, di ammodernare non solo i processi decisionali e l'organizzazione dello stato, ma anche i principi stessi della costituzione. Una costituzione bella sì, ma nata dopo una guerra, scritta da rappresentati di ideologie oggi scomparse e confitte dalla storia, e legata ad un mondo lontano da quello contemporaneo, se non altro per l'evoluzione tecnologica che nel frattempo abbiamo visto esplodere, tanto da cambiare le abitudini quotidiane di ognuno di noi.
  5. Gli Zagrebelsky & C. sono del tutto privi degli strumenti culturali che permettano un'ermenutica penetrante di questo tempo digitale. Esatto, proprio così: difendere una carta scritta in un'epoca in cui si scriveva a macchina e si viaggiava su treni a vapore non rende possessori di verità universali, anzi, probabilmente è una zavorra. L'arroganza di un sapere fine a se stesso è oggi un ostacolo al fine massimo cui dovrebbe essere volto ogni sistema di principi organizzato in leggi (quale la costituzione è): la massima diffusione di felicità e benessere dei cittadini. Chi difende la costituzione (conoscendola a menadito) lo fa in una logica conservativa, ed è evidente come la volontà di trovare soluzioni ai tanti problemi della contemporaneità non è per loro una priorità. Diceva Nietzsche: "la saggezza pone dei limiti alla conoscenza". Talvolta è vero, e questo è uno di quei casi: c'è un eccesso di affezione da parte di una certa classe intellettuale italiana verso "la più bella del mondo" che ne riduce la lucidità e la capacità di intervento, la possibilità di produrre idee di modifica, di offrire spunti di upgrade.
  6. Modernizzare, aggiornare la Costituzione attraverso un continuo ricorso al compromesso al ribasso come è stato fatto durante il percorso di scrittura della riforma non è ciò che serve però. La riforma è insufficiente principalmente per il pessimo lavoro fatto dal parlamento, e da alcuni di quegli stessi detrattori che adesso si schierano per il no (minoranza PD in primis e Forza Italia.).
  7. La riforma del titolo 5° è inevitabile, ineludibile: la precedente riforma (a firma centro-sinistra) non funziona, come dimostrano gli infiniti ricorsi alla corte costituzionale. Ridefinire le competenze è giusto, e farlo nella maniera più precisa possibile è doveroso.
    Non convince appieno invece l'elaborazione uscita dal parlamento riguardante le competenze del nuovo senato. Il governo locale è pur sempre emanazione dei partiti, dunque il rischio di una subordinazione alla maggioranza esiste. Ritorna dunque quella paura di accesso ad un potere difficilmente contrastabile di movimenti pericolosi segnalata al punto 1. Avrei personalmente preferito una seconda camera di "notabili", di intellettuali, di eccellenze che avesse un mero scopo di consiglio, e di "freno", verso il potere esecutivo in casi di particolare delicatezza. Trovo la conoscenza, in questo caso e in ultima analisi, più importante della rappresentanza.
  8. Altri aspetti della Riforma, quali la riduzione del numero dei parlamentari o l'abolizione del CNEL, sono del tutto condivisibili. Non ritengo però siano decisivi per prendere una decisione sul voto, perché toccano aspetti non caratterizzanti riguardo l'effettivo funzionamento dei vari meccanismi decisionali introdotti dalla riforma stessa.
  9. Concludo con l'altro motivo forte (insieme al punto 1) che mi spingerebbe a votare NO: una riforma costituzionale va condivisa, necessita di un minimo di convergenza sui principi cardine che si vanno a mettere in gioco. L'estrema frammentazione, la faziosità atavica di questo paese potrebbe non produrre mai più una situazione favorevole ad una riforma costituzionale, e questo è certamente un rischio da tenere bene impresso, però assistere ad una divisione così netta, così drastica come quella che stiamo vivendo non mi sembra sia lo stato d'animo giusto per riscrivere le regole del vivere comune.

P.S. : Il fastidioso pressappochismo di chi denuncia pressappochismo nella posizione opposta alla propria è insopportabile.
Al momento disponiamo, al di là di infinite e tutte rispettabili opinioni personali, di una sola verità: ovvero che NON lo sappiamo se la riforma può funzionare. NON lo sappiamo con certezza, con buona pace degli ultrà di entrambe le tifoserie.

Quindi tutti Voi milioni di wikisaputelli, leoni da tastiera, Napalm51 e laureati in condivisionismo, abbassate i toni e provate a porvi un po' più di dubbi, provate ogni tanto a capovolgere il vostro punto di vista. Se l'obiettivo è costruire un mondo migliore, sarà più utile il vostro libero arbitrio che non la vostra feroce fedeltà all'impero dell'ovvio.

lunedì 26 settembre 2016

Neve


Ho sognato questa notte una neve infinita, cadeva sui cipressi e sui pezzi di pane che lancio agli uccelli perché amo la vita.La amo di nuovo, da poco e a sorpresa, da quando hai esondato la mia attesa di una neve soffice ed estesa, pallida ed accesa.
Ridevo, mentre cadeva la neve sui sentieri nascosti, sui viali del centro, su spiagge scomparse e sui complotti lunari.
Cadeva la neve sulle onde nei mari.

sabato 17 settembre 2016

T4

Ma tutti questi nostri sguardi
svelano algebre scadenti,
strati di muschio su rupi taglienti.
É una storia di stenti,
la nostra - e una veglia sul declino
va riaccesa e mai più spenta:
Via del giardino zoologico, Berlino.