giovedì 8 settembre 2016

Democrazie Cyberpunk

La vicenda tremendamente imbarazzante che sta emergendo dalle cronache politiche romane per molti è soltanto un ulteriore motivo di scontro tra fazioni. Attivisti del M5S da una parte ad additare complotti e gli immancabili poteri forti, PD e partiti "tradizionali" a togliersi sassolini dalle scarpe, dimentichi di quanti e quali guai sono stati registrati tra le proprie fila fino a stamattina.
La solita, atavica faziosità italiana dura a morire.

A mio avviso il problema su cui dovremmo davvero riflettere è di altra natura, politologica: perché è accaduto tutto questo? perché in neppure 2 mesi il sistema amministrativo M5S è già crollato, come un gigante dai piedi d'argilla? Tradotto: può un partito-non partito, ovvero un'entità senza una tradizione amministrativa, una base socio-culturale solida, un'organizzazione razionale delle risorse, candidarsi a guidare un paese, o una città come Roma che è, forse, ancora più complessa?
Può una "creatura" come quella di Grillo (o più probabilmente del visionario Casaleggio), che poggia su un'architettura decisionale assemblearistica, orizzontale e virtuale darsi uno metodo di lavoro che sia efficiente ed efficace ma anche rispettosa delle varie autonomie?
No, non è possibile.

La dimostrazione di questa impossibilità sta nella stessa costruzione della squadra di governo assemblata dalla Raggi: una squadra di tecnici preparatissimi, non v'è dubbio, che serve appunto a mascherare e bilanciare l'inesperienza, l'inappropriatezza, i deficit culturali e attitudinali di una classe dirigente del tutto nuova a questo tipo di attività.
La dipendenza totale, anche nell'applicazione di un programma pur poco definito e approfondito, da tecnici di varia provenienza (Bilancio, Ambiente, capo di gabinetto) ha reso il sindaco dipendente da centri di potere che finora il movimento si era sempre ripromesso di combattere, provenienti da una "casta" di super-burocrati troppo preparati per farsi sottomettere dalla volenterosa Virginia Raggi.
Amministrare una città significa essere in contatto con il mondo dell'associazionismo, con le aziende, con le istituzioni, conoscerle e sapersi districare in questo magma di migliaia di interessi e istanze in contraddizione l'un l'altra. Questa ulteriore deficienza, che nasce dall'humus stesso del movimento, fatto di persone fuori da questi mondi, ha fatto sì che alle stesse nomine abbiano contribuito in maniera sostanziale quei pochi centri di potere cui gli eletti potevano far riferimento: ad esempio gli studi associati dove si è fatto praticantato, tanto per essere espliciti e ricollegarsi alle cronache/critiche di questi giorni.

Le dipendenze non finiscono qui: resta quella da centri decisionali centrali al partito: Grillo, la Casaleggio Associati, il direttorio. Tutti con poteri non meglio definiti, non sanciti né da regole e suddivisioni tematiche prestabilite né da reale legittimazione popolare (sia essa reale o virtuale).
Non occorre salire troppo di livello e scomodare Weber o Tocqueville per comprendere che un'organizzazione di questo genere non ha in sé i crismi di un'organizzazione efficiente.
L'assenza di orizzonti programmatici, concatenata all'assenza di un background storico-culturale fa sì che inevitabilmente si arriverà a scontri e frammentazioni all'interno del movimento: non si possono inventare soluzioni sempre nuove e improvvisate ai problemi strutturali di un paese, occorre una coerenza di progetti che viene da lontano. L'improvvisazione, il ricorso al puro tecnicismo non potranno mai annichilire le elaborazioni filosofiche, economiche, sociali. Di conseguenza in tutta naturalezza anche all'interno del movimento verranno a manifestarsi proposte in contraddizione tra loro.
Si nota già in partenza un'estrazione destrorsa di una grossa fetta dell'elettorato, quella più attratta dai temi populisti (immigrazioni, costi della politica) ed una formazione più tecnicistica, quindi sostanzialmente progressista, di diversi esponenti della classe dirigente. Stesso dicasi in economia, dove una base sostenitrice costituita da piccola imprenditoria e partite iva, storicamente posizionate su ricette economiche basate riassumibili in meno tasse, meno stato, più export, più crescita, troverebbero difficile riconoscersi in ragionamenti vetero-dirigisti quali nazionalizzazione delle banche, reddito di cittadinanza, "decrescita felice".
Tutte contraddizioni queste che in una futura, eventuale azione di governo rischierebbero di deflagrare in un'anarchia autodistruttiva.

Le utopie digitali sono affascinanti, ma solo nei romanzi cyberpunk.

Il contributo, in termini di valori e istanze rinnovatrici della politica italiana, che il M5S ha apportato è però fondamentale. Un paese con un' evasione fiscale come la nostra, con un tasso di corruzione come il nostro, con una classe dirigente ripiegata su se stessa come la nostra, non può ignorare né disperdere questo contributo, che su alcune tematiche va nella direzione giusta.
La domanda che una classe politica di buona volontà dovrebbe porsi quindi è: cosa cogliere, cosa assorbire, come rielaborare i temi su ambiente, giustizia, etica, nuove tecnologie, partecipazione proposti dal M5S?

Questo mi aspetto da chi si candida ad essere classe dirigente del futuro, in maniera responsabile.
Di più: ritengo che il modo in cui si commentano le vicende di questi giorni sia esso stesso un indice di maturità. Solo rielaborando questa crisi in maniera razionale, un'organizzazione politica (tradizionale o "nuova" essa sia) potrà sviluppare in sé gli anticorpi per affrontare la battaglia al populismo, all' anti-politica, all'anarchia e alla destabilizzazione, contribuendo quindi in maniera decisiva alla salvezza di questo paese.

mercoledì 24 agosto 2016

Eroicomica



É q
uest'attesa scandita


che tinge d'eroicomica


bellezza la vita.

Libertà è responsabilità


Un giorno leggi che Laura Boldrini si fa promotrice dell'obbligo di studio del Corano.
Il giorno dopo leggi di tanti esperti analisti di economia (sic!) che si lamentano con il governo per l'Iva sul Canone Rai.
Un altro giorno ancora si legge dell'ok all'importazione di carne di cane dal Vietnam.
E via così, di balla in balla, di bufala in bufala.
Ogni giorno, ogni ora, ogni minuto, il mare magnum di internet e dei social network allarga l'offerta di informazione spazzatura, aumentando gli introiti di chi del click-baiting ha fatto una professione.

Provo grande inquietudine per la direzione che ha preso la rete. Un tempo, agli albori, la pensavo un possibile moltiplicatore di conoscenze (e in parte lo è), un luogo virtuale dove la democrazia e la partecipazione avrebbero potuto espandersi e migliorarsi, insomma una vera e propria fonte di progresso per l'umanità.
Non è così, mi sono sbagliato.
Internet oggi è divenuto (in larga parte) la patria delle peggiori nefandezze, della falsità, della superficialità. Quella libertà di opinione che non prevedeva, ovviamente, alcun tipo di controllo sul materiale pubblicato ci si è ritorta contro, divenendo un coacervo di illazioni, di invenzioni senza alcun tipo di verifica o di attendibilità. 

Il moltiplicatore di conoscenza è divenuto moltiplicatore di ignoranza: i pezzi documentati, scritti con linguaggio appropriato sono del tutto soppiantati dalla condivisione furibonda di contenuti dai titoli roboanti, senza né capo né coda.
Il populismo tracima, ed ogni giorno sempre più persone si sentono autorizzate a dare libero sfogo ai propri istinti più ottusi. Qualsiasi offesa, da quella a sfondo razzistico a quella a sfondo sessuale, viene giustificata, anzi cliccata, anzi apprezzata.

Poi ci sono i commentatori, gli haters, quelli che devono dire la loro su tutto senza conoscere nulla.
Abbiamo liberalizzato l'odio e gli abbiamo dato un megafono, questo abbiamo fatto.
Aveva esattamente ragione Umberto Eco quando, con il suo sarcasmo sempre arcigno, affermava che "i social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli".
Anche Time in questi giorni ha dedicato la sua copertina allo steso problema, a dimostrazione che si tratta di un problema non di poco conto. 
Sociologicamente e antropologicamente, Internet sta lentamente modificando l'approccio di tanta gente alla discussione, alla dialettica: nel silenzio e nella sicurezza dello schermo (protettivo) di un PC, si aprono voragini in cui viene riversato un oceano di acredine, di violenza, di disprezzo immotivato. Un buco nero in cui la gentilezza, l'empatia, la fratellanza, che stanno alla base di ogni buona collaborazione tra umani, sono del tutto risucchiate e annichilite.
La potenza moltiplicatrice della rete sta trasformando questo virus in una pandemia che legittima l'egoismo, la sfiducia verso il prossimo, e lo fa con armi del tutto inaccettabili, ovvero la bugia, la montatura, la falsità.

Sono personalmente contrario a qualsiasi forma di censura e totalmente a favore di una assoluta libertà di parola, ma certo non è possibile accettare che si possa pubblicare qualsiasi cosa, senza alcuna verifica, senza alcun fondamento, senza alcun rispetto, e per di più non essendone chiamati a rispondere di fronte ad alcun ente preposto.
La libertà è, e deve tornare ad essere, responsabilità


P.s. : segnalo, a tal proposito, il lavoro di un meritorio sito indipendente che si prende cura di segnalare siti, blog, testate online che sono solite pubblicare notizie, per così dire, in maniera poco professionale:
http://www.butac.it/the-black-list/


lunedì 8 agosto 2016

Sisifo2016


C'è un fetore salmastro
che inonda questo tempo.
Il dileggio dei sapienti,
il cinismo dei potenti,
la dittatura degli istinti.
Forse è già arrivato il momento
in cui il masso torna indietro
e lunga la rincorsa
riparte ancora, pioggia di dolore.

domenica 10 luglio 2016

La formula che mondi possa aprirti

Ci sono due parole che ho sempre ritenuto essere alla base dell'unica possibilità che il genere umano ha di trovare un minimo di equilibrio, di pace, di serenità: comprensione e immedesimazione. 
Non si può né comprendere né immedesimarsi senza un'innata sensibilità verso il prossimo, né c'è possibilità di riuscire davvero a capirsi senza studio e approfondimento. 
Credo che questo pericolosissimo populismo che sta avanzando in questi tempi odiosi abbia nelle fondamenta proprio l'oblio di questi due termini: comprensione e immedesimazione.
Non c'è più voglia di capire, di studiare, di immaginare ciò che prova, vive, affligge l'altro: da qui nasce questo cinismo imperante, grezzo, misero, folle. In troppi vivono ormai accartocciati su se stessi, aggrovigliati dentro le proprie piccole insignificanti facezie quotidiane.
Ci sono state altre crisi economiche nei secoli scorsi e altrettanto borioso si è presentato questo sentimento di indifferenza verso le sorti altrui. Ha prodotto ciò che sappiamo, innominabile catacomba di qualsiasi morale.
Vorrei tanto che la mia "formula che mondi possa aprirti" fosse universalmente recepita, anche se so essere impossibile: perché comprendere non significa appiattirsi su altre culture, immedesimarsi non significa annichilire la proprie identità.
Vorrei che fossimo nuovamente spinti a conoscerci, perché la conoscenza porta con sé rispetto e una possibilità di convivenza serena, equilibrata.

domenica 3 luglio 2016

Speranza di naufragi


In una notte quasi boreale

dolci squarci nella vela


accennano alba tra i marosi.

Alibi

Viviamo in un' epoca in cui i produttori seriali di alibi accatastano denari e idolatria più di chi prova a regalare un sogno o un'emozione.
Forse perché la dittatura globale dell'intrattenimento ha creato orde di sognatori arditi delusi dalla (propria) vita, voluttuosi traditi dalla triste ripetitività del reale che cercano adesso qualsiasi capro espiatorio per incolpare chiunque (ma non se stessi) della propria ordinarietà.
Forse perché le retoriche sui sogni, sui successi, sulla fama, sull'ambizione-a-ogni-costo hanno tradotto la normalità in banalità.
Forse perché i social network stanno trasformando la democrazia digitale in un impero globale della sciocchezza, e anziché liberare sacrosante rivendicazioni si sono trasformati in megafono dell'ignoranza.
Proprio in questo contesto di annichilimento del ragionamento, del sapere, dello studio, si inseriscono questi distributori seriali di paure, di colpe facili, di interessi immediati. I populisti rilasciano alibi per tutti e in quantità industriali: hai perso il lavoro? non è perché non conosci neppure la tabellina del 9 e i congiuntivi pensi siano liste di nozze online, no no, è per colpa dell'immigrazione, della globalizzazione, dell'Europa, dell'Euro, del PD, degli intellettuali di sinistra e dei film di Kieslowksi.
Tanti, troppi uomini cercano il solletico facile del "politically uncorrect", si lasciano vincere dalla frustrazione e si incamminano, mani sugli occhi, verso una cinismo devastante e mortifero.
Anni di sensibilizzazioni, di lotte, di insegnamenti nelle scuole, di elevazione culturale, di battaglie civili diventano insignificante brusio. Ogni ideale, ogni sentimentale slancio di solidarietà, di pace diviene oggetto di dileggio & disprezzo nell'agorà virtuale dei populisti: vale solo la difesa del proprio orticello, piccolo piccolo, sempre più piccolo, sempre più cupo.
Ed io ho paura di questo progresso che nasconde (neppure troppo) i sintomi del regresso.