sabato 15 dicembre 2012

Il Valzer del Presidente

C'è una categoria in politica che non ha lo stesso peso che ha nella società, nello svolgersi dei normali rapporti umani: la falsità.
Nei luoghi di lavoro, come in quelli di ritrovo, i falsi e gli ipocriti sono considerati persone negative, dalle quali prendere le distanze.
In politica questo paradigma non vale. In Politica cambiare opinione continuamente a proprio vantaggio, in spregio a qualsiasi forma di coerenza e di rispetto del mandato elettorale è una routine.
Talvolta sono sorte dalla società civile richieste di abrogare la possibilità per un parlamentare di cambiare schieramento. Questo non sarebbe corretto, perché cambiare opinione è lecito.
Lasciarsi andare però ad una comunicazione ossessivamente cangiante, quindi menzognera, ad uso e consumo del proprio vantaggio personalistico invece è un comportamento che il legislatore è chiamato con forza a dover cambiare, perché è essenziale per una delle più importanti battaglie che il prossimo parlamento sarà chiamato a combattere: quella per il recupero della credibilità della Politica.

Il fil rouge che sembra caratterizzare questo imbarazzante fine-legislatura a mio avviso è proprio questa incredibile, naturalissima falsità che permea le dichiarazioni di importanti rappresentanti del centrodestra. Esponenti di primo piano sono passati nel giro di poche ore dal sostegno a Monti alla critica del suo operato per tornare infine agli apprezzamenti, sulla scia di una macarena delle posizioni del Capo che segue i ritmi latini imposti dalla colonna sonora della sua vita politica: i sondaggi.

mercoledì 12 dicembre 2012

La strada giusta

I retaggi ideologici sono duri a scomparire. Per questo tanti italiani continueranno a votare in base alla loro appartenenza economico-culturale.
Tuttavia, una discreta fetta di popolazione è riuscita col tempo ad emanciparsi da lacci e lacciuoli figli delle grandi filosofie politiche del '900, e oggi è in grado di guardare con maggiore libertà all'offerta politica.
Ecco, questa libertà oggi non può che esprimersi, oggettivamente, in apprezzamento per l'operato dell'unico partito tradizionale Italiano che conservi una sua dignità operativa: il PD.
L'ultima mossa di Bersani, quella di proporre delle primarie serie (non una pantomima riservata agli iscritti ad un sito) per la selezione dei parlamentari fanno comprendere come, pur in presenza di tanti difetti e di conservatorismi duri a morire, il PD abbia la volontà di procedere passo dopo passo verso una politica migliore.
L'elettore medio italiano è colmo di ira funesta nei confronti della classe dirigente, e questo è innegabile. Però se riusciamo a mettere da parte un attimo questa frustrazione e proviamo a guardare con distacco l'operato dei partiti, non possiamo non riconoscere un grande, enorme sforzo del PD nel provare a riportare dignità e passione alla politica (e in questo ha grandissimo, innegabile merito Matteo Renzi, inutile girarci attorno).
Riuscire a comprendere che la strada intrapresa da Bersani & Soci è quella giusta non deve obbligatoriamente prodursi in un voto, in una scelta elettorale. Quello che più conta è riconoscere la correttezza di un metodo, quello democratico-partecipativo, che poi potrà essere applicato su larga scala a formazioni di qualsiasi schieramento e provenienza. Il paese ha bisogno di regole, di responsabilizzazione e di partecipazione attiva: questo il PD lo ha capito. Intorno, c'è soltanto il deserto, ad oggi.

domenica 9 dicembre 2012

Un tranquillo weekend di paura

Questo verrà ricordato come il weekend in cui Monti e il suo Governo si sono dati una dolce morte anticipata.
Il presidente del consiglio è uomo di poche parole e molti fatti, anzi numeri. Il suo rigore sui conti è pari al suo rigore morale, ed è questo che alla lunga gli ha fatto guadagnare le antipatie del Partito dei Libertini nostrano. Il centrodestra italiano è oggi un rassemblement di opportunisti che non sopportano la rigidità di un premier del quale non è mai uscita alcuna informazione che non fosse strettamente legata alla sua sfera professionale. 
L'orizzonte politico del governo tecnico in realtà si era già abbuiato da alcuni mesi, perché un governo tecnico deve necessariamente porsi pochi, precisi punti programmatici raggiunti i quali deve lasciare spazio alla politica. Ci sono stati probabilmente errori di misura e un'incapacità di fornire nuove soluzioni per uscire dalla crisi, ma chi imputa la mancata crescita al governo tecnico non comprende che lo sguardo di un tecnico è incentrato sulla gestione del presente, non sul ripensamento del futuro.
Per questo ci dovrebbe essere la politica, una certa politica che però sarà soltanto parzialmente rappresentata nel prossimo parlamento, perché il mantenimento della legge elettorale garantirà ancora una volta posizioni di rilievo ad una tipologia di rappresentante politico la cui principale qualità non sarà quella di ottenere il favore dei cittadini, ma quella di ottenere il favore di chi seleziona la classe dirigente dall'interno dei partiti.

sabato 8 dicembre 2012

Confini

Ai confini della fine
tuonano ali di falene.

Tifogenetica.

Anche se poi negli anni è difficile mantenere le identità di squadra, ogni squadra ha comunque una sua genesi nella fantasia popolare e la conserva nel tempo, per quanto può.

La caratteristica del milan è quella di giocare in armonia ed eleganza. Il milan ha come prerogativa quella di essere una squadra abbastanza omogenea, di gente bella da vedere, signorile.
Sembrano tutti figli di Berlusconi (e magari lo sono davvero...); hanno il sangue blu e si piacciono tanto quanto piacciono.
I milanisti sembrano persone nate con la camicia, e quindi la camicia la sanno portare.

La caratteristica della J
uve è quella di essere una squadra di parvenù, di operai assatanati di sangue che conquistano il successo con la mazza, e che quindi la camicia non la sanno portare.
Sono quelli che hanno ottenuto il successo con ogni mezzo, e quindi anche quando vincono non hanno dignità, non piacciono, non sono belli né eleganti. Rimangono quelli che sono anche quando sono rivestiti.


L'inter invece è la squadra degli individualisti, dei senza meta, è la squadra romantica per eccellenza: ne fanno parte eroi erranti di ogni landa, vagabondi giramondo, fuoriclasse fuori di testa, giovani Werther del/nel pallone, meteore senza meta.

Ci si riconosce in una squadra
nella misura in cui ci si identifica con la proiezione fantastica che si ha di essa, a mio avviso.
Per questo tifo Inter, anche se perde, forse perchè perde, ma quando vince stravince senza ombre: come tutte le vittorie degli eterni perdenti, le sue vittorie sono inni rivoluzionari, sono stravolgimenti dello status quo, sono riscosse eroiche.
La vittoria dell'inter è la vittoria dell'uno contro tutti, per questo accade poco.
Le vittorie del milan sono l'affermazione della nobiltà, quelle della juve dei bagni di sangue.

mercoledì 5 dicembre 2012

Di tattica si muore...

...ma di strategia si vive.
La politica è prima di ogni altra cosa diplomazia, e ogni buona diplomazia ha alla sua base una strategia di fondo, un obiettivo a lungo termine da raggiungere.
Le ultime notizie danno il seguente quadro della situazione politica: 
  • A sinistra il PD ha giocato, bene, la sua partita durante le primarie e si attesta intorno ad un 32-33% del consenso, con una certa solidità e credibilità;
  • al centro l'UDC e FLI hanno giocato, male, la loro partita delegandosi a Montezemolo e a Monti, due presenze-non presenze poco apprezzate al momento dall'elettore medio, e si attesta sul 10% con outlook negativo;
  • a destra non è stata giocata alcuna partita (le primarie prima indette e poi non realizzate sono il più grande spot elettorale per la sinistra): il più grande disastro politico a cui abbiamo assistito dal dopoguerra. Berlusconi minaccia di ridiscendere in campo ed ecco che subito qualcuno abbocca all'amo (Bersani): parlarne, confrontarcisi è di per sé sinonimo di errore, perché il Cavaliere, più che una persona, è considerato un "argomento" superato.
  • Fuori dagli schemi Grillo e il M5S tentano la carta della partecipazione allargata dal basso, una sorta di "La Corrida" di Corradiana memoria applicata alla politica. Il web può essere soluzione di molti problemi  in un paese burocraticamente arcaico come l'Italia, ma non di quello della rappresentanza.
Veniamo alle possibili strategie per avere un governo stabile.
L'unica forza politica che possa puntare alla maggioranza è il PD.
L'abbraccio con un centro composto da istanze vetero-cattoliche al limite del clericalismo (UDC), con un movimento come Italia civica incarnato da un Montezemolo che annovera ormai decine di scranni nei C.D.A. più disparati (e quindi considerato già "vecchio" dall'opinione pubblica) sarebbe deleterio all'immagine di rinnovamento all'interno delle istituzioni che il partito vuole darsi.
Dato che i posizionamenti tattici sulla legge elettorale non hanno prodotto che figuracce, l'unica strategia da adottare ad oggi è quella della selezione partecipata dei parlamentari.
Una competizione seria, territoriale, che annoveri candidati credibili, preparati (e non dilettanti) che attraverso un sistema il più possibile aperto permetta alla gente di esercitare il controllo e la responsabilità della selezione dei parlamentari permetterebbe al PD di guadagnare voti e credibilità nei confronti del M5S, il vero avversario del PD sul fronte più importante: quello del rinnovamento.
La Vocazione Maggioritaria del PD ha dunque ad oggi possibilità e strategie concrete:
- erosione di voti al centro con un'offerta di solidità, credibilità e moderazione;
- erosione di voti nell'elettorato "giustizialista" con una proposta di candidati di specchiata liceità e moralità pubblicamente riconosciuta;
- erosione di voti al M5S con "parlamentarie" serie, non confinate al web e che creino partecipazione appassionata come accaduto alle primarie;
- erosione di voti alla Lega con candidature di forte impatto locale e localistico, che prefigurino una possibile riforma costituzionale della rappresentanza parlamentare al senato da trasformare in "camera delle Regioni".
- preparazioni nel medio-lungo termine del ricambio generazionale e della guida del paese, una sorta di ticket Bersani-Renzi proiettato nell'arco di due legislature.

Di tattica si muore, di strategie si vive.


domenica 2 dicembre 2012

Vincere, e perderemo!

Vero: la discussione sulle regole delle Primarie del centrosinistra ha stancato.
Ci sono però alcuni aspetti che sono di vitale importanza anche in relazione alle prossime elezioni politiche, e su questi aspetti dovremmo riflettere.
La richiesta di giustificazione, e l'eccessiva ristrettezza dell'accesso al voto, finiranno per allontanare una interessante fetta di elettorato incerto dal centrosinistra.Un elettorato timidamente disponibile a spostarsi da destra a sinistra, quello delle casalinghe, delle mamme, dei agenti di commercio (gli elettori non sono tutti intellettuali militanti!) si è sentito respinto, giudicato, rifiutato. Ha sentito come, ancora una volta, ci siano organizzazioni politiche che mettono davanti se stesse e la propria sopravvivenza rispetto alle voglia di cambiare davvero (circostanza possibile solo con i voti e le maggioranze durature).

Per questo ritengo che chi ha stilato le regole e le linee guida di queste primarie, ovvero l'establishment del PD,  si sia assunto la responsabilità di NON poter formare un governo: ritengo che sia stato dilapidato con questa scelta tra il 5 e il 10% di un potenziale elettorato ancora indeciso, che molto probabilmente andrà a vantaggio del M5S.
In sostanza, con una maggiore apertura, una più palese volontà di accogliere il gradimento di un elettorato non tradizionalmente di centrosinistra si potevano tranquillamente recuperare in toto i voti dell' UDC (che pesa attualmente intorno al 4%), evitando così qualsiasi alleanza nefasta con quel partito.

Bersani, dunque, ha scelto di vincere le primarie e NON vincere le elezioni, perché vincere le elezioni con il 35%-40% dei voti è del tutto inutile.
VINCERE, e PERDEREMO!