lunedì 31 dicembre 2012

E Parlamentarie furono.

Ieri, 30 Dicembre, si sono svolte le prime primarie per i parlamentari organizzate da un un partito di massa italiano.
Occorre riconoscere al M5S e a Beppe Grillo di essere stati i primi ad organizzarle, con risultati non certo entusiasmanti, ma comunque i primi ad allargare in questa direzione  la partecipazione democratica sono stati loro.
Il risultato di circa 1 milione di elettori che si sono recati nei circoli e sedi del PD dà adito a interpretazioni non univoche.
Di positivo c'è una media dell'età dei vincitori più bassa delle previsioni, consentendo quindi a generazioni precedentemente non adeguatamente rappresentate di potersi fare promotrici di alcune istanze di rinnovamento che altrimenti non sarebbero state prese in considerazione.
Anche il numero di donne vincitrici nella propria circoscrizione, dalle prime stime, sembrerebbe essere piuttosto alto, ed anche questo è un dato importante perché non si tratta di una mera, pietistica concessione della dirigenza del partito, ma si tratta di donne che si sono esposte ed hanno vinto sul campo.
Altro aspetto di cui Bersani e i suoi possono andare fieri è l'organizzazione: riuscire in poco più di un mese a mettere in piedi questo evento, durante le feste natalizie e con una crisi economica che non dà tregua, è stata davvero un' impresa degna di nota.
A coloro, come Grillo, che criticano la mancanza di informazioni sui candidati (nella loro "parlamentarie" c'erano curricula audiovisivi a dire il vero piuttosto imbarazzanti) va fatto notare che l'elettore mediamente attivo si poteva informare con vari mezzi (sede del partito, giornali, internet) e giungere quindi autonomamente ad un giudizio, senza troppe difficoltà.
Il casus belli di queste primarie però non è propriamente edificante, anche per il PD: il mancato raggiungimento di un accordo per la riforma (anzi, lo stralcio!) del "Procellum" è da imputare, seppur con responsabilità più contenute, anche al partito di Bersani.
Questo però non è l'unico fattore negativo di questa iniziativa. 
Alcuni parlamentari di vecchio corso sono riusciti a sfangarla (vedi Bindi in Calabria): il processo di rinnovamento di una classe dirigente imputabile di molteplici errori non è quindi del tutto compiuto.
I candidati renziani, senza il supporto mediatico del loro portavoce, non hanno sfondato, complice un'affluenza più bassa che ha visto emergere il maggior peso del segretario. Questo allentamento dell'influenza del sindaco di Firenze, insieme alla chiara affermazione di candidati collocabili in un'area più Socialdemocratica che Liberale, può portare ad una dispersione inesorabile del consenso guadagnato al di fuori dei sostenitori tradizionali del partito, con la conseguenza di ridurre drasticamente la possibilità di una maggioranza parlamentare autonoma.

domenica 30 dicembre 2012

Giudici in politica


A sinistra del centrosinistra nascono germogli rivoluzionari. 
Tra Quarto Polo e Quarto Potere il passo è breve, meno breve è il percorso che a partire da Mani Pulite e il suo braccio armato, Antonio Di Pietro, ha portato la magistratura più militante ad avvicinarsi sempre di più alla politica.
Dopo Di Pietro e De Magistris, ecco dunque Ingroia e la sua Rivoluzione Civile.


La richiesta di etica, di giustizia, di pulizia è certamente crescente nel nostro paese, e dunque la presenza di istanze moralizzatrici in parlamento non può che giovare ad un paese che ha nel mancato rispetto della regole la più grande piaga socio-economica.
Tuttavia, a chi giova la costituzione di una formazione indipendente che si ponga come unico obiettivo quello della riscossa civile?
Un ennesima piccola formazione che vada ad erodere voti al centrosinistra e in parte al M5S, capace di raggiungere al massimo il 5-6%, può davvero ottenere dei risultati degni di nota?
Qualsiasi risultato sarà poi sempre e comunque annacquato dal rafforzamento del pregiudizio verso una magistratura non super-partes che da tempo vige in questo paese. Probabilmente saranno maggiori i danni che i vantaggi che questa scelta porterà alla magistratura, con rischi che sappiamo essere molto alti per chi questo mestiere lo fa con dedizione.
Più condivisibile è stata invece la scelta del Procuratore Grasso: il suo è un impegno contestualizzato in un progetto più ampio, quello del partito democratico, volto al governo del paese. Un suo possibile impiego come Ministro della Giustizia può, questo sì, avere effetti importanti, che possono riflettersi in riforme necessarie all'attuale, deprimente qualità dell' amministrazione giudiziaria italiana.

sabato 29 dicembre 2012

Tecnicismi

L'avventura politica di Monti inizia subito con una bella bugia.
Presentando pubblicamente l'organizzazione che l' "Agenda Monti per l'Italia" si è data per le prossime elezioni, Monti ha dichiarato che vi sarà una lista unica al senato mentre alla camera vi saranno liste separate. Riguardo a quest'ultima scelta, contraddittoria rispetto alla vocazione maggioritaria precedentemente segnalata, il presidente del consiglio ha dichiarato: "ho pensato che, proprio rifiutando il personalismo nella politica e rispettando le diverse entità, le diverse storie, fosse più opportuno e significativo" avere più liste. 
Garantire ai singoli partitini che lo appoggiano libertà di movimento è in realtà una questione tattica, la necessità di sfruttare al meglio i cavilli del "Porcellum". A Monti delle identità storico-politiche delle componenti che lo appoggiano non importa niente, anche perché queste identità sono alquanto discutibili.

  • Italia Futura, poi divenuta "Verso la 3° Repubblica", è una componente nuova senza nè storia nè programma se non quello di affidarsi ciecamente a Monti;
  • FLI, e il suo quasi-unico rappresentante (Fini) ha una storia totalmente altra da quella che per convenienza ha deciso di darsi adesso;
  • l'UDC ha una storia che si compone principalmente di spostamenti tattici a rimorchio del potente di turno.
Sono queste le " diverse entità, le diverse storie" verso cui Monti ha così alta sensibilità?

Quanto alla selezione dei candidati, sarà affidata ad Enrico Bondi, l' uomo della spending review.
Da apprezzare la volontà di pulizia e di evitare pericolosi conflitti d'interesse, ma ancora una volta notiamo un'assenza pesante come un macigno, trattandosi di politica:  su che basi Bondi può selezionare le IDEE dei candidati, la loro predisposizione verso particolari diritti, la passione civile, la dedizione ad una particolare causa?
Ancora una volta assistiamo ad una tecnicizzazione esasperata dell'esperienza politica che ne è, a dirla tutta, la negazione.
C'era una volta la Democrazia.


lunedì 24 dicembre 2012

The day after

Ieri Monti ha infine comunicato le sue decisioni.
Si mette a disposizione senza però misurarsi nel confronto democratico, in sostanza.
Detta un' agenda alle forze politiche che vorranno sostenerlo, fornendo loro, infine, un programma, dal momento che probabilmente anche lui si era accorto che queste forze un programma non lo avevano.
Il primo commento è: perchè ti allinei con dei partiti che
  1. non hanno un programma
  2. non hanno forza elettorale (max 10-15%, dicono i sondaggi)
  3. non hanno prospettiva (il ricambio generazionale è ai minimi sindacali)?
Per quanto concerne il programma, come spiega ampiamente e brillantemente Mantellini QUI, si tratta dell'ennesima triste prova della totale mancanza di "weltanschauung" di Monti e dei suoi (oltre ad essere una pessima figura da "tardivi digitali").
Infatti, buona parte dell'agenda è stata scritta da Ichino, tante altre parti sembrano un vero e proprio copia/incolla dalle idee di Matteo Renzi, e mancano totalmente dichiarazioni d'intenti riguardanti i diritti civili.
Siamo in presenza di una povertà di idee disarmante, e l'unico punto di forza su cui si insiste fino allo sfinimento dell'elettore/contribuente è quello del rigore.
Il giorno dopo, però, dobbiamo constatare che alcune correnti del centrosinistra moderato hanno gradito e certamente saranno tentate dall'appogio a questa "agenda" (tra l'altro il sito www.agenda-monti.it è di una bruttezza sconsolante). Contemporaneamente, l'occupazione abusiva del suolo televisivo di Berlusconi sta facendo riguadagnare qualche punto al PDL, mentre la recente costituzione del movimento arancione toglierà qualche punto percentuale (pochissimi a dire il vero) a tutti.
Questo significa che l'elettorato del PD verrà ulteriormente eroso, tanto da configurare una situazione di ingovernabilità ormai quasi accertata se non con alleanze dal sapore vecchio e stantio, che non potreranno certo quel cambiamento necessario di cui il paese ha, aveva, avrebbe bisogno.

domenica 23 dicembre 2012

Lettera a Mario

Le agende sono passate di moda, Mario. Non si regalano più.
Sono un retaggio cultural/promozionale dei vecchi direttori di banca che adesso sono vicini al pensionamento e che i giovani, nuovi direttori per rispetto hanno piazzato a curare piccoli portafogli clienti fatti di pensionati.
Adesso abbiamo Evernote sullo smartphone Mario per salvare le bozze dei nostri progetti, abbiamo dropbox dove salviamo i database clienti: ma tu non sai di cosa sto parlando.
La tua flemma, Mario, è ammirevole, quando sei risentito con qualcuno mi ricordi Zeman: spari sentenze trancianti che polverizzano in un microattimo tutta l'arroganza del tuo avversario di turno, e questo senza cambiare nè espressione nè tono.
Sai utilizzare le pause meglio di Celentano, sai dipingere di verità i tuoi disegni economici sulla realtà nazionale: quando indossi la maschera del super-professore, sembra che tu stia dettando i 10 comandamenti della finanza.
Eppure hai paura.
Sì, Mariolino, tu hai molta paura. Hai paura del popolo nonostante tu sia il Prescelto del Partito Popolare Europeo. Sei idiosincrasico alla democrazia e alle sue regole, ma non come Berlusconi, che vorrebbe manipolare la costituzione come fanno i bambini con il pongo, per creare tanti simpatici animaletti ossequiosi.
No, tu diffidi della democrazia perchè la temi, perchè la democrazia è come uno specchio nel quale a volte si ha paura di vedere la propria immagine modificata, sbeffeggiata, deformata. Sei come il pirandelliano Vitangelo Moscarda, sai che hai il difettuccio e non vuoi vederlo immortalato davanti a te.
Qual'è il difettuccio? semplice: sei freddo. Non sai ascoltare il popolo, tu hai i numeri per amministrarlo e vuoi farlo, ma hai paura dei giudizi. Non sai capire la tua gente, il tuo tempo. Non senti la disperazione dei giovani sulla tua pelle, non hai capacità di immedesimazione. Non lo fai per egoismo, è solo che quando ti hanno progettato si sono dimenticati di inserire nel tuo D.N.A. la voce Empatia.
E allora, caro Mario, seppur bravo, seppur onesto, seppur credibile, seppur competente, se vuoi essere uno statista vero devi passare dal voto, devi sporcarti le scarpe e sudare nella mischia.
Oppure, caro Mario, torna alle tue agendine del Monte dei Paschi, e lascia spazio, una volta per tutte, a quelli che usano Evernote, Twitter o Google Drive. Cioè, quelli che sanno ascoltare e comprendere il loro tempo.
Tu sei fuori tempo massimo.

giovedì 20 dicembre 2012

L'importanza di chiamarsi Lucacordero

"Che cos'è un nome? La rosa avrebbe lo stesso profumo anche se la chiamassimo in un altro modo."
Quando un'affermazione esce dalla bocca di Giulietta animata dal ventriloquo Shakespeare, non c'è da dubitare che sia vera.
Si tratta però di un principio che applicato alla Politica italiana invece qualche dubbio lo lascia.
Il Gigante e la Bambina, Crosetto & Meloni, lanciano un movimento politico denominato "Fratelli d'Italia": almeno non dovrebbero avere problemi nel selezionare l'inno del movimento.
Luca Cordero di Montezemolo tenta di traghettare in parlamento la sua ex fondazione "Italia Futura", rinominandola con l'apporto di qualche reduce della 2° repubblica in "Verso la 3° Repubblica", anche se non ci è dato sapere come il primatista mondiale di cariche nei consigli d'amministrazione vorrebbe che fosse questa nuova Repubblica.
Giannino ci prova con "Fermare il Declino", poi assisteremo forse alla nascita di una "Lista Monti", e a qualche altra invenzione sublime da qui a fine anno, nella quale non mancherà di essere protagonista la parola Libertà, presente in un numero allucinante di partiti: Diritti & Libertà (Donadi), Futuro e Libertà (Fini),  Sinistra ecologia Libertà (Vendola).
Ora, io credo che battezzare dei movimenti politici con queste definizioni sia veramente il sintomo di una mancanza di fantasia imbarazzante.
La scelta di un nome per un partito, così come il logo, sono (o dovrebbero essere) l'estremo riassunto di un progetto politico, l'indicazione di una visione che non sia obbligatoriamente ideologica ma che almeno fornisca un'idea di massima all'elettore.
Come a suo tempo per "Forza Italia", la totale assenza di progettualità politica, di idee, il totale sconfinamento dell' elaborazione filosofica nel marketing dà luogo a risultati dove già alla base è evidente la volontà di cercare al consenso "a qualsiasi costo".
Non dichiarare nel nome e nel logo le proprie ispirazioni/aspirazioni dovrebbe già di per sé mettere in guardia da una volontà aggregatrice fine a se stessa, che cela, almeno, un' onestà intellettuale discutibile.
Dire da dove si viene e verso dove si vuole portare il paese è uno sforzo grafico che ogni aspirante dirigente politico dovrebbe fare, per rispetto nei confronti del corpo elettorale. La fine dei grandi partiti ideologici ha portato ad una destrutturazione della rappresentazione simbolica, però ci sono partiti come il PD o i Radicali che hanno ancora il coraggio di dichiararsi nonostante la loro evidente evoluzione nel tempo, altri che invece tendono a nascondersi dietro formule ad effetto.
Il marketing è croce e delizia della politica contemporanea: sfruttarlo per comunicare dei progetti è sacrosanto, utilizzarlo per saltare l'ostacolo dei contenuti è inaccettabile.

domenica 16 dicembre 2012

Il programma: questo sconosciuto.

Durante le Primarie del Centro-Sinistra abbiamo assistito a più riprese a critiche rivolte a Matteo Renzi riguardanti il suo programma: chi lo definiva un copia-incolla, chi ne parlava in toni sprezzanti definendolo un insieme di frasi ad effetto, chi lo riteneva un bel compendio di marketing applicato alla politica.
Ebbene, a distanza di poche settimane le evoluzioni di fine-legislatura cementano con ancora maggiore forza l'idea che il futuro, per questo paese, sarà necessariamente migliore del presente, dal punto di vista dei contenuti. 
Dico questo perché a fronte di un programma certo criticabile ma certamente innovativo, lungimirante, concreto, partecipato come quello dei "rottamatori" del PD, ci troviamo di fronte ad un Centro e un Centro-Destra totalmente privi di qualsiasi idea di futuro, e di paese. Sbandano in cerca di alleanze improbabili, vivono aggrappandosi affannati alle calcolatrici inseguendo i sondaggi, senza avere una minima idea programmatica, senza avere alcuna "visione" da realizzare.
Finiscono così per affidarsi ad un uomo, Monti, di grande prestigio internazionale e di comprovata affidabilità, accettandone però la totale assenza di passione, di idee, di progetti.
I moderati italiani, che sono sempre e comunque maggioranza nel paese, si accontentano di regalare i propri consensi ad un (bravo) amministratore, che come tale non può che essere un conservatore. Dunque, ancora una volta la maggioranza del paese non coglie la necessità impellente di riforme, di cambiamento.
L'innovazione tecnologica, il ricambio generazionale, la sprovincializzazione: tutto questo ancora una volta sarà rimandato a una data da destinarsi, molto vicina probabilmente ma ancora incerta.
Non ci sono dubbi: è un paese per vecchi.